Illusione o speranza? Che cosa scegliamo quando abbiamo paura della solitudine

2 minuti

di Giacomo Morelli

Bolle di sapone che riflettono la luce

Ieri pomeriggio ho sentito l’esigenza di uscire senza meta, talvolta mi capita. La prendo come un’occasione. Un’occasione di non cercare, ma di concedermi di trovare. È come se fossi un foglio bianco che non sa di quale colore dovrà colorarsi, ma si fida del fatto che quando sarà toccato dal suo colore, saprà riconoscerlo come proprio.

Proprio l’altro giorno un mio paziente mi ha detto: «Giacomo, forse a volte è meglio scegliere di vivere in un’illusione, piuttosto che cercare un’autenticità che se non trovi paghi con la solitudine». Si parlava, ovviamente, di relazioni.

Ma perché non sostituire l’illusione con la speranza?

Almeno, a parità di inconcretezza, se nel primo caso abbiamo uno scenario totalmente fuorviante che non prenderà mai il posto della realtà e non ha margini di cambiamento, nel secondo abbiamo una realtà ancora acerba che almeno tiene aperta ogni strada.

Forse ieri avevo solo bisogno di liberarmi di qualche illusione, per riappropriarmi di altrettante speranze. Penso capiti spesso un po’ a tutti, a maggior ragione a noi che ci riempiamo di vite ogni giorno. A volte senti l’esigenza di riconnetterti. Come fosse un reset, un tagliando, un cambio dell’olio.

Cosa scegliere di peggio se non la folla natalizia, che ti trascina con forza nel vortice tumultuoso dell’illusione; ma si sa, se non cerchi l’ago nel pagliaio neanche è divertente.

Poi, ad un certo punto, entro nel multiverso: sai quando hai la sensazione di isolare gli stimoli, come se tutto il resto diventasse immediatamente contorno trascurabile? Piove, mi fermo davanti ad un artista di strada, la coda dell’occhio mi proietta su un bambino con la sua mamma, calamitato dal movimento di quelle dita leggere sui tasti. Il papà gli porge una banconota, lui, trotterellando, la ripone nella valigetta delle offerte, saluta, prima di tornare dalla mamma, ricevere un bacio affettuoso e rimanere ancora qualche secondo davanti al suo colore, come un foglio bianco che ha finalmente trovato la sua tinta e aspetta solo di essere riempito.

Perché allora scegliere l’illusione, quando abbiamo a disposizione un atto di fiducia verso noi stessi, quello per cui, prima o poi, troveremo quello che dovremo trovare?

Anche io avevo trovato il mio colore. Ora sì, potevo tornare indietro.

Condividi




Giacomo Morelli

Giacomo Morelli

Psicologo e psicoterapeuta sistemico

Lasciami un pensiero

Che cosa ti ha lasciato questo articolo? Scrivimi un pensiero: lo leggerò con attenzione.

Ogni pensiero viene letto e approvato da me prima di essere pubblicato. Per tutelare la tua riservatezza, non inserire dati personali o dettagli che possano renderti riconoscibile: puoi firmarti anche con un nome di fantasia. La tua email non sarà pubblicata. Questo non è uno spazio di consulenza: se senti il bisogno di un aiuto, puoi prenotare un primo colloquio.